Egli è altresì scritto…

Blog di Nicola Iannazzo

● Contro i rapporti prematrimoniali, i matrimoni con i non convertiti e le seconde nozze mentre ambedue i coniugi sono ancora in vita

Contro i rapporti prematrimoniali, i matrimoni con i non convertiti e le seconde nozze mentre ambedue i coniugi sono ancora in vita

(114 minuti – mp3)

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Confutazione della dottrina:

‘Si possono avere rapporti sessuali prima del matrimonio’

A.Mannucci ha scritto su ‘Il Testimonio’, organo ufficiale dell’opera evangelica battista d’Italia:

‘Il matrimonio era a quei tempi un cardine sociale, un’istituzione, e l’amore spesso nasceva tra due coniugi dopo il matrimonio ed un rapporto prematrimoniale conduceva o all’unione legale o alla condanna, ma questo non per ragioni morali, ma esclusivamente sociali e di costume. Nella realtà storica odierna è perciò assurdo parlare di esclusività dell’amore sessuale nell’ambito del matrimonio, assurdo perchè troppi fattori condizionano oggi i giovani e li limitano nelle possibilità di farsi troppo presto una famiglia. Ma la Bibbia ci parla di amore, di rispetto e di comprensione reciproca, di un’acquisita maturità come coppia preparata a compiere delle scelte. Scelte che possono essere rifiuto del rapporto prematrimoniale, o libera accettazione di esso nella piena consapevolezza del donarsi come esseri integrantesi a vicenda, sia spiritualmente che fisicamente’. (Il Testimonio, n° 12, Roma 1980, pag. 8-9)

In sostanza i rapporti matrimoniali tra due giovani fidanzati sono da costui consentiti prima del matrimonio. E si tenga presente che come lui molti in ambito Evangelico insegnano la stessa cosa. Questo insegnamento è falso e lo dimostriamo subito con la Scrittura.

Confutazione

Dio nel principio creò l’uomo e la donna e disse: “L’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua moglie, e saranno una stessa carne” (Genesi 2:24).

Egli non disse che si sarebbe unito alla sua fidanzata e in base a quel rapporto sarebbero diventati marito e moglie, ma che si sarebbe unito alla sua moglie e assieme a lei sarebbe diventato una sola carne. Questo significa che l’uomo si deve unire carnalmente alla donna promessagli in sposa solo quando questa è dichiarata sua moglie.

E quando lo è dichiarata? Quando l’autorità stabilita da Dio dichiara lui e la sua fidanzata sposati. Prima di quella dichiarazione i due sono fidanzati ma non sposati, lui è il fidanzato e lei la sua fidanzata, e basta; il vincolo matrimoniale ancora non c’è ma si deve creare. La donna non è ancora sua moglie e quindi lui non ha il diritto di accostarsi a lei. Se lo fa commette peccato.

E che le cose non possono essere come dicono i sostenitori del rapporto prematrimoniale, cioè che il rapporto sessuale sia lecito e che è assurdo parlarne solo in ambito matrimoniale, è confermato dalla testimonianza della coscienza.

E’ un fatto molto importante questo, perchè in base a quello che dice la Scrittura la coscienza riprende ed accusa l’uomo solo quando questi commette il male e mai quando egli commette il bene. Questa riprensione è anche chiamata rimorso di coscienza.

Davide per esempio dopo che fece il censimento d’Israele “provò un rimorso al cuore, e disse all’Eterno: “Io ho gravemente peccato in questo che ho fatto; ma ora, o Eterno, perdona l’iniquità del tuo servo, poichè io ho agito con grande stoltezza” (2 Samuele 24:10).

E questo avvenne nell’intimo di un uomo di Dio che conosceva la legge di Mosè. Ma il rimorso del cuore si verifica anche in chi pecca senza avere la conoscenza della legge infatti l’apostolo Paolo parlando dei Gentili che non hanno legge dice che “i loro pensieri si accusano od anche si scusano a vicenda” (Romani 2:15).

Cosicché quando un uomo che vive in mezzo alla giungla che non conosce la legge commette un delitto comprende da sè di avere agito male per la testimonianza della sua coscienza.

Veniamo ora al rapporto prematrimoniale da tanti stoltamente difeso per le ragioni più assurde.

Domandiamoci: se fosse lecito, come mai quelli che lo fanno provano nel loro intimo senso di colpa, vergogna, e paura dopo averlo compiuto? Se fosse lecito come mai se la donna rimane incinta c’è quel forte senso di imbarazzo e di vergogna e di paura che spinge i due ad affrettare il matrimonio al più presto affinché nessuno scopra l’accaduto?

Perchè cercare di affrettare il matrimonio se il rapporto sessuale avuto fosse stato del tutto normale perchè fatto nell’amore reciproco e ‘nella piena consapevolezza del pieno donarsi’?

La ragione è quella vista sopra: la loro coscienza li accusa; essi sanno nel loro intimo di avere compiuto qualcosa che la legge di Dio non ammette prima del matrimonio ma ammette solo dopo il matrimonio. Avviene loro in un certo senso quello che avvenne ad Adamo ed Eva dopo che mangiarono il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male; che presi dalla paura di Dio si nascosero dalla presenza dell’Eterno.

La stessa cosa non avviene invece quando il rapporto avviene in ambito matrimoniale; non c’è nessun senso di colpa che perseguita i due e questo perché davanti a Dio essi non commettono alcun peccato.

Sono tranquilli, e l’uomo non teme che sua moglie rimanga incinta per paura dei genitori di lei o per altre ragioni, e se ella rimane incinta non si preoccupa cercando di nascondere il fatto anzi comincia a diffondere la lieta notizia. Tutto questo, lo ribadisco, non può avvenire in una coppia che ancora non è sposata anche se i due si sono promessi in matrimonio.

Il discorso quindi che fanno questi Evangelici sulla liceità del rapporto prematrimoniale è vano di fronte alla testimonianza della Parola di Dio e di quella della coscienza dell’uomo. Non importa quanto parlino, quanto discutano a favore del rapporto prematrimoniale, i loro discorsi non riusciranno mai ad annullare la Scrittura e a cambiare la testimonianza della coscienza di coloro che lo commettono perchè essa inesorabilmente continuerà a flagellarli senza pietà.

Continuerà a dirgli: ‘Hai fatto male, hai fatto male’ e mai gli dirà: ‘Hai fatto bene’.

Quello che succede ai sodomiti, ai ladri, agli adulteri, agli ubriachi, agli omicidi, continuerà a succedere anche a coloro che hanno rapporti con le loro fidanzate cioè anche ai fornicatori. Sì, così li chiama la Scrittura dicendo che essi non erediteranno il regno di Dio e che saranno un giorno giudicati da Dio.

Il discorso sulla liceità del rapporto prematrimoniale è un attacco sfrontato contro un principio sano esposto dalla Scrittura che è quello di arrivare al matrimonio vergini sia per l’uomo che la donna. Infatti questo loro discorso tende a fare passare per irrilevante, per qualcosa di sorpassato l’arrivare vergini al matrimonio, cosa che la Scrittura definisce una cosa buona e giusta. Citeremo alcuni passi della Scrittura per fare capire come per Dio l’arrivare vergini al matrimonio sia una cosa importante.

Nella legge è scritto che nel caso un uomo sposa una donna e va a vivere con lei e dopo la prende in odio e l’accusa di non averla trovata vergine quando si è accostata a lei i genitori della donna

“prenderanno i segni della verginità della giovane e li produrranno dinnanzi agli anziani della città, alla porta; e il padre della giovane dirà agli anziani: ‘Io ho dato la mia figliuola per moglie a quest’uomo; egli l’ha presa in odio, ed ecco che l’accusa di cose infami, dicendo: Non ho trovata vergine la tua figliuola; or ecco qua i segni della verginità della mia figliuola’. E spiegheranno il lenzuolo davanti agli anziani della città” (Deuteronomio 22:15-17).

Dopo di ché gli anziani lo castigheranno facendogli pagare una multa di cento sicli d’argento che daranno al padre della giovane. Quella donna rimarrà sua moglie ed egli non la potrà mandare via per tutta la vita.

Nel caso invece le cose stessero come dice suo marito allora la giovane che non è stata trovata vergine sarà fatta uscire “all’ingresso della casa di suo padre, e le gente della sua città la lapiderà, sì ch’ella muoia, perchè ha commesso un atto infame in Israele, prostituendosi in casa di suo padre. Così torrai via il male di mezzo a te” (Deuteronomio 22:21).

Notate la severità della pena con cui doveva essere punita una donna che si sposava non vergine, secondo la legge di Mosè.

Sempre nella legge è scritto questo:

“Se un uomo trova una fanciulla vergine che non sia fidanzata, e l’afferra, e si giace con lei, e sono sorpresi, l’uomo che s’è giaciuto con lei darà al padre della fanciulla cinquanta sicli d’argento, ed ella sarà sua moglie, perchè l’ha disonorata, e non potrà mandarla via per tutto il tempo della sua vita” (Deuteronomio 22:28-29).

Si noti in questo caso che l’uomo per questo atto, cioè per essersi giaciuto con una vergine non fidanzata viene punito con un ammenda, quindi ha commesso una colpa. Qual’è questa colpa? Avere disonorato una vergine.

Da ciò si deduce che quand’anche un uomo si accostasse alla sua fidanzata che ancora non è sua moglie commetterebbe un male, cioè la disonorerebbe. In altre parole le toglierebbe un onore. La verginità quindi per una donna è un onore, un qualcosa di prezioso di cui viene privata (nel caso l’uomo le faccia violenza) o si priva (nel caso ella lo faccia di sua volontà) prima del tempo se ella si unisce carnalmente ad un uomo che non è suo marito.

La punizione però secondo la legge variava a secondo che la fanciulla fosse fidanzata o meno ad un uomo e a secondo dove avveniva il fatto.

Per esempio l’uomo che si giaceva con una vergine fidanzata in città doveva essere messo a morte assieme alla fanciulla (questa perchè non aveva gridato); mentre se questo avveniva in campagna allora doveva essere messo a morte solo l’uomo perchè la fanciulla aveva gridato ma non c’era nessuno per soccorrerla. In tutti questi casi comunque una cosa emerge: la donna vergine viene punita con la morte quando la sua colpa è degna di morte, e viene difesa quando è giusto che sia difesa.

Considerando questi passi della legge si capisce come la donna deve essere gelosa della sua verginità perchè per lei è un onore, un tesoro di gran valore e che deve studiarsi di conservare fino al tempo in cui le sarà lecito privarsene, cioè quando si sarà maritata. E naturalmente l’uomo che ama veramente la sua fidanzata si guarda bene dal toglierle questo onore prima del tempo. Ribadiamo quindi che uomo e donna hanno il diritto di giacere assieme solo quando sono marito e moglie e non prima.

Abbiamo nella Scrittura un esempio di una coppia che è arrivata al matrimonio pura; è quello di Giuseppe e Maria. Matteo dice che Maria era stata promessa sposa a Giuseppe e che prima che fossero venuti a stare insieme si trovò incinta per virtù dello Spirito Santo. Ella non aveva conosciuto uomo perchè era vergine. Ma Giuseppe, che era un uomo giusto, accortosi che Maria era incinta, si propose di lasciarla di nascosto, ma mentre aveva queste cose in animo gli apparve un angelo del Signore che gli disse di non preoccuparsi di prendere Maria come sua moglie perchè ciò che era nel suo seno era generato dallo Spirito Santo. E Giuseppe ubbidì; si prese per moglie Maria. E non solo la prese per moglie, ma anche si astenne da ogni rapporto carnale con lei fino a che non ebbe partorito Gesù.

Infatti è scritto che egli “non la conobbe finch’ella non ebbe partorito il suo figlio primogenito” (Matteo 1:25).

Considerate: lui che aveva il diritto di conoscerla dopo averla sposata si astenne dal fare ciò fino a che non avesse partorito Gesù. Quindi questo uomo che la Scrittura dichiara giusto si astenne dal conoscere Maria sia prima di prenderla come moglie e sia per un certo tempo dopo il matrimonio per la ragione che noi sappiamo: affinché si adempissero le parole del profeta Isaia che la vergine avrebbe partorito un figlio.

Concludo dicendo questo: fratelli che ancora non siete sposati, nessuno di questi cosiddetti dottori vi seduca. Essi non cercano il vostro bene ma il vostro male perchè vi vorrebbero indurre a battere sentieri tortuosi dove non c’è né pace e né gioia. Siate temperati, pazienti; il Signore prende piacere in coloro che dimostrano di sapere aspettare il tempo opportuno per compiere questo importante atto naturale. Che Dio vi renda fermi e incrollabili.

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Confutazione della dottrina delle A.D.I. :

‘Chi prima di convertirsi conviveva deve regolarizzare la relazione con il partner non credente che acconsente, sposandosi’

Introduzione

Francesco Toppi, ex-presidente delle A.D.I., ha scritto:

‘Il nuovo convertito dovrà chiedere a Dio franchezza per dire al ‘partner’ inconvertito che non è più possibile convivere insieme, a meno che la loro relazione non sia regolarizzata dal matrimonio civile. (…) Egli ha una responsabilità morale nei confronti dell’altra parte, anche se non credente, e non può obbiettivamente ripudiarlo in quanto appartiene ad un periodo precedente alla sua conversione, sulla base di una superficiale forma di spiritualità che ancora una volta si esprime con una fuga dalle proprie responsabilità. Fare frutti degni del ravvedimento vuol dire, per quanto è possibile, riparare al male commesso e quindi, se la parte non credente accetta di regolarizzare la posizione, la parte credente deve concedere questa possibilità’. (Francesco Toppi, A Domanda risponde, Vol. II, Roma 2004, Seconda edizione, pag. 106, 107)

Quindi, in base a questo insegnamento una persona che prima di convertirsi conviveva quando si converte deve sposare il suo partner non credente se quest’ultimo accetta o è disposto. Questa concessione che il credente deve fare al non credente farebbe parte dei frutti degni del ravvedimento che egli deve compiere.

Ma tutto ciò è falso e lo dimostreremo subito.

Confutazione

La Scrittura dice: ‘Non vi mettete con gli infedeli sotto un giogo che non è per voi; perchè qual comunanza v’è egli fra la giustizia e l’iniquità? O qual comunione fra la luce e le tenebre? E quale armonia fra Cristo e Beliar? O che v’è di comune tra il fedele e l’infedele? E quale accordo fra il tempio di Dio e gli idoli? Poiché noi siamo il tempio dell’Iddio vivente, come disse Iddio: Io abiterò in mezzo a loro e camminerò fra loro; e sarò loro Dio, ed essi saranno mio popolo. Perciò uscite di mezzo a loro e separatevene, dice il Signore, e non toccate nulla d’immondo; ed io v’accoglierò e vi sarò per Padre e voi mi sarete per figliuoli e per figliuole, dice il Signore onnipotente” (2 Corinzi 6:14-18).

Dinnanzi a queste eloquenti parole dell’apostolo Paolo cadono tutti i ragionamenti che vengono fatti per sostenere che un credente deve sposare il partner convivente incredulo se quest’ultimo acconsente.

Ma vediamo adesso di confutare le ragioni addotte a favore di questo comportamento che dovrebbe tenere il credente nei confronti del non credente.

  • 1) Egli ha una responsabilità morale nei confronti del non credente.

Sì, egli ha una responsabilità verso di lui, ma non è quella addotta da Francesco Toppi. La sua responsabilità è quella di doversi separare subito da lui ed annunziargli subito Cristo e di esortarlo a ravvedersi. Se si converte egli può allora sposarsi il suo partner, ma se quest’ultimo non vuole convertirsi egli deve categoricamente rifiutarsi di sposarselo in ubbidienza alla Parola di Dio. Bisogna infatti sempre tenere presente che il non credente fino a quando non nasce di nuovo è sotto la potestà di Satana e quindi sposarselo significherebbe mettersi sotto un giogo che non è da Dio. Non importa se egli acconsente a continuare a vivere con lui regolarizzando la relazione; ciò che il credente farebbe sposandoselo non è secondo la volontà di Dio.

  • 2) Egli così facendo fa frutti degni del ravvedimento.

Questo è falso. E’ vero il contrario invece perchè egli mettendosi con un non credente non farebbe un frutto degno del ravvedimento che Dio gli ha dato, ma commetterebbe un atto di infedeltà verso Dio. Ogni frutto degno del ravvedimento che un credente deve compiere verso un non credente è in armonia con la Scrittura e reca un bene al credente che lo compie. Ma in questo caso non si può proprio dire che il credente riceverà del bene dalla sua decisione di sposarsi il non credente perchè lo aspettano dolori ed afflizioni di ogni genere.

  • 3) Ripudiare il partner non credente che è d’accordo a regolarizzare la relazione significherebbe fuggire dalle proprie responsabilità.

Questo è un sofisma. E’ vero, apparentemente ad alcuni sembrerà fuggire dalle proprie responsabilità, ma in realtà questa decisione è una decisione saggia fondata sulla Parola di Dio che non ammette eccezioni alla regola di non sposarsi dei non credenti. Ma perchè questa decisione appare una fuga dalle proprie responsabilità? Perchè i due convivono e quindi abitavano per conto loro come vivrebbero due persone sposate con le relative responsabilità. Perciò il convertito nel caso non vuole più continuare a vivere con il non credente passa per chi non vuole più assumersi le proprie responsabilità nei confronti dell’altro.

Ma d’altronde egli non è mica sposato con il non credente per cui se quest’ultimo è contento di abitare con lui non deve lasciarlo secondo che è scritto: “Se un fratello ha una moglie non credente ed ella è contenta di abitare con lui, non la lasci; e la donna che ha un marito non credente, s’egli consente ad abitare con lei non lasci il marito…” (1 Corinzi 7:12-13).

Per questo egli, nel caso il non credente voglia continuare ad abitare con lui, può lasciarlo perchè tra di loro non c’è il vincolo matrimoniale. La stessa cosa vale per chi è fidanzato e si converte; anche in questo caso egli non è affatto obbligato a sposarsi il partner non credente con cui è fidanzato.

Ma voglio proseguire nel confutare questa cosiddetta fuga dalle proprie responsabilità che il credente compirebbe se rifiutasse di sposare il partner non credente, parlando del caso un uomo si converte a Cristo e la sua convivente è una donna divorziata o che è stata mandata via dal proprio marito ancora vivente.

Ora, in base alla suddetta dottrina il convertito, se la donna accetta di regolarizzare la posizione mediante il matrimonio, deve sposare questa donna.

Ma se egli facesse ciò commetterebbe adulterio poiché Gesù ha detto: “Chiunque sposa una donna mandata via dal marito, commette adulterio” (Luca 16:18).

Come si fa dunque a parlare di fuga dalle proprie responsabilità se il credente rifiuta di sposarsi la sua convivente che ha marito e che è d’accordo a sposarsi il credente? Come si fa a dire che un tale credente possiede una superficiale forma di spiritualità quando nel rifiutare di sposarsi una donna divorziata fuggirebbe l’adulterio? Come si fa a biasimarlo se nel prendere questa decisione egli non solo non si mette con una infedele, ma non si mette neppure con una infedele divorziata? E’ evidente dunque che il suddetto insegnamento è contrario alla Parola di Dio.

Fratelli, badate a voi stessi e non vi lasciate sedurre da vani ragionamenti.

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Confutazione della dottrina:

‘Oltre la morte, anche l’adulterio e la decisione del non credente di non volere piu’ abitare con il credente puo’ consentire all’altro coniuge il passaggio a nuove nozze’

Introduzione

Giorgio Peyrot, pastore valdese, in un articolo intitolato

‘Il problema del divorzio e delle seconde nozze nella disciplina ecclesiastica’ ha affermato: ‘Solo la morte o l’adulterio di uno dei coniugi (a parte l’eccezione paolina di 1 Cor. VII. 15) possono consentire per l’altro coniuge il passaggio legittimo a nuove nozze’. (Protestantesimo, IX, n° 3-4, 1954, pag. 189).

Come fa egli a sostenere che oltre la morte anche l’adulterio e la decisione del non credente di non volere più vivere con il credente consentono all’altro coniuge di passare a nuove nozze? Con questi due passi della Scrittura.

Il primo è: “Ed io vi dico che chiunque manda via sua moglie, quando non sia per cagion di fornicazione, e ne sposa un’altra, commette adulterio” (Matteo 19:9); commentando infatti queste parole egli afferma:

‘ritengo che tra le varie interpretazioni date dagli esegeti a questo tormentatissimo inciso, debba accogliersi come più aderente all’insegnamento di Gesù quella che gli attribuisce un valore anche nei confronti della possibilità delle seconde nozze. Il coniuge incolpevole deve cioè considerarsi libero di passare a nuove nozze senza che il nuovo vincolo ricada nella ipotesi di adulterio. (…) La precisazione data da Gesù: ‘quando non sia a cagione di fornicazione’, non va infatti posta in relazione al divorzio, ma all’adulterio commesso con la fornicazione. Egli dichiara che il peccato di adulterio è causa della rottura del vincolo e quindi rende non solo possibile l’allontanamento dell’adultero, ma legittima per il coniuge incolpevole la possibilità di contrarre un nuovo vincolo’ (ibid., pag. 184);

il secondo è questo:

‘Però, se il non credente si separa, si separi pure; in tali casi, il fratello o la sorella non sono vincolati..” (1 Corinzi 7:15);

commentando queste parole di Paolo, egli infatti afferma:

‘Diverso è il caso in cui l’infedele non voglia continuare a rimanere legato al coniuge credente. Il matrimonio infatti non può essere offesa alla fede. Ma perchè il matrimonio sia sciolto occorre che il rifiuto al proseguimento del rapporto coniugale sia causato dalla fede del coniuge credente. Se l’incredulo si separa, il credente non è più legato a lui’ (ibid., pag. 188).

Questo insegnamento è molto diffuso in ambito evangelico; lo si ritrova anche in diverse Chiese Pentecostali. Adesso noi dimostreremo che esso è falso.

Confutazione

Innanzi tutto vediamo tutto il contesto in cui Gesù disse le seguenti parole: “Ed io vi dico che chiunque manda via sua moglie, quando non sia per cagion di fornicazione, e ne sposa un’altra, commette adulterio”.

E’ scritto:

“E de’ Farisei s’accostarono a lui tentandolo, e dicendo: È egli lecito di mandar via, per qualunque ragione, la propria moglie? Ed egli, rispondendo, disse loro: Non avete voi letto che il Creatore da principio li creò maschio e femmina, e disse: Perciò l’uomo lascerà il padre e la madre e s’unirà con la sua moglie e i due saranno una sola carne? Talché non sono più due, ma una sola carne; quello dunque che Iddio ha congiunto, l’uomo non lo separi. Essi gli dissero: Perché dunque comandò Mosè di darle un atto di divorzio e mandarla via? Gesù disse loro: Fu per la durezza dei vostri cuori che Mosè vi permise di mandar via le vostre mogli; ma da principio non era così. Ed io vi dico che chiunque manda via sua moglie, quando non sia per cagion di fornicazione, e ne sposa un’altra, commette adulterio. I discepoli gli dissero: Se tale è il caso dell’uomo rispetto alla donna, non conviene di prender moglie. Ma egli rispose loro: Non tutti son capaci di praticare questa parola, ma quelli soltanto ai quali è dato. Poiché vi son degli eunuchi, i quali son nati così dal seno della madre; vi son degli eunuchi, i quali sono stati fatti tali dagli uomini, e vi son degli eunuchi, i quali si son fatti eunuchi da sé a cagion del regno de’ cieli. Chi è in grado di farlo lo faccia.” (Matteo 19:3-12).

Ora, innanzi tutto notate come i Farisei fecero quella specifica domanda sul divorzio a Gesù tentandolo, quindi non animati da un buon sentimento in quanto gliela fecero tendendogli un laccio per coglierlo nelle sue parole.

Notate la domanda: ‘È egli lecito di mandar via, per qualunque ragione, la propria moglie?’ ma soprattutto la risposta di Gesù che – ricordando il principio della creazione e le parole che Dio disse sull’uomo e la donna che si uniscono in matrimonio – fece capire che il matrimonio è indissolubile e quindi solo la morte lo può sciogliere.

Ma i Farisei a questo punto gli fecero un’altra domanda, e cioè gli chiesero perché Mosè aveva permesso loro di mandare via le loro mogli. Al che Gesù rispose che il divorzio Mosè lo permise per la durezza dei loro cuori, ma da principio non era così, ovvero quella cosa da principio non era permessa.

Questo è un punto fondamentale, perché il divorzio subentrò in seguito con il permesso di Dio, ma da principio non era così.

E’ un po’ come la poligamia: Dio la permise, ma da principio non era così. Ecco dunque perché Dio dice che odia il ripudio (cfr. Malachia 2:16).

E il Signore proseguì facendo questa affermazione: “Ed io vi dico che chiunque manda via sua moglie, quando non sia per cagion di fornicazione, e ne sposa un’altra, commette adulterio,” affermazione tramite cui sembrerebbe che Gesù permette le seconde nozze alla parte ‘danneggiata’, cioè alla parte tradita.

Ma non è così, e ve lo dimostrerò subito.

Ora, la legge di Mosè dice: “Quand’uno avrà preso una donna e sarà divenuto suo marito, se avvenga ch’ella poi non gli sia più gradita perché ha trovato in lei qualcosa di vergognoso, e scriva per lei un libello di ripudio e glielo consegni in mano e la mandi via di casa sua” (Deuteronomio 24:1).

Come potete vedere qui non c’è scritto in che cosa consisteva quel qualcosa di vergognoso.

Ai giorni di Gesù c’erano due correnti nel Giudaismo, due scuole rabbiniche, che interpretavano quel ‘qualcosa di vergognoso’ in maniera diversa.

La prima scuola era quella di Shammai che sosteneva che uno poteva mandare via la propria moglie solo in caso di adulterio; l’altra era quella di Hillel, che permetteva di mandare via la propria moglie anche per altre ragioni, finanche se bruciava il pranzo al marito.

La posizione che andava per la maggiore era quella di Hillel. E questa è la posizione che va tuttora per la maggiore in seno al Giudaismo, infatti secondo la tradizione ebraica il marito può chiedere il divorzio per le seguenti ragioni: se la moglie commette adulterio, se la moglie non gli ha potuto dare dei figli dopo dieci anni di matrimonio; se la moglie diventa epilettica, se ella contrae una malattia che conduce alla morte; se tiene nei confronti del marito una condotta impropria come per esempio nel caso la moglie abitualmente lo maledice o lo assale, ecc.; se la donna diventa una apostata (quindi anche una cristiana perché un Ebreo che crede in Gesù è considerato dagli Ebrei un apostata).

Dunque la risposta di Gesù va vista alla luce di quello che veniva insegnato ai giorni suoi. Gesù sapeva che la legge permetteva il divorzio, ed anche quali erano le interpretazioni date a quel qualcosa di vergognoso.

E’ evidente dunque che in quel qualcosa di vergognoso c’era anche l’adulterio, ma quale adulterio? Quello commesso in segreto dalla donna senza testimoni, e non quello che aveva dei testimoni perché in questo secondo caso la donna doveva essere lapidata (cfr. Deuteronomio 22:22). Nel caso invece l’adulterio era stato commesso dalla donna in segreto senza testimoni, allora la donna poteva essere mandata via dal marito.

Ascoltate quello che dice la legge a tale riguardo:

“L’Eterno parlò ancora a Mosè, dicendo: ‘Parla ai figliuoli d’Israele, e di’ loro: Se una donna si svia dal marito e commette una infedeltà contro di lui; se uno ha relazioni carnali con lei e la cosa è nascosta agli occhi del marito; s’ella si è contaminata in segreto senza che vi sian testimoni contro di lei o ch’ella sia stata colta sul fatto, ove lo spirito di gelosia s’impossessi del marito e questi diventi geloso della moglie che si è contaminata, ovvero lo spirito di gelosia s’impossessi di lui e questi diventi geloso della moglie che non si è contaminata, quell’uomo menerà la moglie al sacerdote, e porterà un’offerta per lei: un decimo d’efa di farina d’orzo; non vi spanderà sopra olio né vi metterà sopra incenso, perché è un’oblazione di gelosia, un’oblazione commemorativa, destinata a ricordare una iniquità. Il sacerdote farà avvicinare la donna, e la farà stare in piè davanti all’Eterno. Poi il sacerdote prenderà dell’acqua santa in un vaso di terra; prenderà pure della polvere ch’è sul suolo del tabernacolo, e la metterà nell’acqua. Il sacerdote farà quindi stare la donna in piè davanti all’Eterno, le scoprirà il capo e porrà in mano di lei l’oblazione commemorativa, ch’è l’oblazione di gelosia; e il sacerdote avrà in mano l’acqua amara che arreca maledizione. Il sacerdote farà giurare quella donna, e le dirà: Se nessun uomo ha dormito teco, e se non ti sei sviata per contaminarti ricevendo un altro invece del tuo marito, quest’acqua amara che arreca maledizione, non ti faccia danno! Ma se tu ti sei sviata ricevendo un altro invece del tuo marito e ti sei contaminata, e altri che il tuo marito ha dormito teco… – allora il sacerdote farà giurare la donna con un giuramento d’imprecazione e le dirà: L’Eterno faccia di te un oggetto di maledizione e di esecrazione fra il tuo popolo, facendoti smagrire i fianchi e gonfiare il ventre; e quest’acqua che arreca maledizione, t’entri nelle viscere per farti gonfiare il ventre e smagrire i fianchi! E la donna dirà: Amen! amen! Poi il sacerdote scriverà queste imprecazioni in un rotolo, e le cancellerà con l’acqua amara. Farà bere alla donna quell’acqua amara che arreca maledizione, e l’acqua che arreca maledizione entrerà in lei per produrle amarezza; e il sacerdote prenderà dalle mani della donna l’oblazione di gelosia, agiterà l’oblazione davanti all’Eterno, e l’offrirà sull’altare; e il sacerdote prenderà una manata di quell’oblazione come ricordanza, e la farà fumare sull’altare; poi farà bere l’acqua alla donna. E quando le avrà fatto bere l’acqua, avverrà che, s’ella si è contaminata ed ha commesso una infedeltà contro il marito, l’acqua che arreca maledizione entrerà in lei per produrre amarezza; il ventre le si gonfierà, i suoi fianchi smagriranno, e quella donna diventerà un oggetto di maledizione in mezzo al suo popolo. Ma se la donna non si è contaminata ed è pura, sarà riconosciuta innocente, ed avrà de’ figliuoli. Questa è la legge relativa alla gelosia, per il caso in cui la moglie di uno si svii ricevendo un altro invece del suo marito, e si contamini, e per il caso in cui lo spirito di gelosia s’impossessi del marito, e questi diventi geloso della moglie; egli farà comparire sua moglie davanti all’Eterno, e il sacerdote le applicherà questa legge integralmente. Il marito sarà immune da colpa, ma la donna porterà la pena della sua iniquità’” (Numeri 5:11-31).

Notate bene che cosa aspettava una donna se aveva commesso adulterio di nascosto e il marito era preso da uno spirito di gelosia. Dio faceva venire alla luce il suo misfatto, e la puniva nel corpo per la sua infedeltà. E quindi il marito poteva mandarla via e passare a seconde nozze.

Ora, Gesù dicendo: “Ed io vi dico che chiunque manda via sua moglie, quando non sia per cagion di fornicazione, e ne sposa un’altra, commette adulterio” (Matteo 19:9) non si è schierato dalla parte di nessuna delle scuole rabbiniche del suo tempo. Perché Gesù ha permesso al marito tradito di mandare via la propria moglie infedele, ma non gli ha permesso di passare a seconde nozze.

Questo si deduce molto bene dalla reazione dei suoi discepoli i quali dissero: “Se tale è il caso dell’uomo rispetto alla donna, non conviene di prender moglie”, in quanto essi intesero molto bene che secondo l’insegnamento di Gesù anche nel caso la donna commette adulterio, il marito non può passare a seconde nozze come invece permettevano sia la scuola di Shammai che quella di Hillel.

Tanto è vero che nel Vangelo scritto da Marco dove è riportato lo stesso episodio, quando poi i discepoli in casa interrogarono di nuovo Gesù sullo stesso argomento, Gesù disse loro:

“Chiunque manda via sua moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se la moglie, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio” (Marco 10:11-12).

Notate come qui non ci sono le parole ‘quando non sia per cagion di fornicazione’.

Quindi, secondo le parole di Gesù, non importa per quale ragione il marito manda via la propria moglie, cioè non importa se la donna viene mandata via a cagione di fornicazione (quindi lecitamente) o per qualche altra ragione (e quindi illecitamente), se egli passa a seconde nozze commette adulterio. Il Signore non ha ammesso eccezioni: le seconde nozze sono adulterio fino a che l’altro coniuge è in vita.

Ora prendiamo anche quest’altre parole di Gesù scritte in Luca:

“Chiunque manda via la moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio” (Luca 16:18).

Notate anche qui come venga ribadita la stessa cosa: cioè che se il marito manda via la propria moglie e ne sposa un’altra commette adulterio.

Quindi, per riassumere, secondo le parole di Gesù, all’uomo non è lecito mandare via la propria moglie se essa si ammala gravemente, se ella non riesce a cucinare delle vivande esattamente come piacciono al marito, o se il suo corpo riceve l’amputazione di un membro, o se perde un occhio o i capelli, o se si comporta in maniera irrispettosa verso il marito o se il marito, dopo averla sposata, l’ha trovata sterile e non può dargli dei figli, o se ha trovato una donna più bella di lei, perché mandarla via per una di queste ragioni significa farla essere adultera.

Ma gli è lecito mandarla via solo nel caso ella commetta adulterio; in questo caso egli mandandola via non la fa essere adultera perchè ella già lo è.

Ma badate che avere il diritto di mandare via la propria moglie quando questa ha commesso adulterio, non significa avere il diritto di risposarsi con un’altra donna, dopo averla mandata via.

Perché? Perché sia che l’uomo mandi via la propria moglie perché ha commesso fornicazione (avendo quindi il diritto di farlo), sia che l’uomo mandi via la propria moglie per un’altra ragione (pur non avendo quindi il diritto di farlo), se sposa un’altra donna, commette adulterio perché è scritto:

“Chiunque manda via la moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio” (Luca 16:18).

Quindi il “quando non sia per cagione di fornicazione” citato in Matteo non significa affatto che un marito, se la propria moglie le è infedele e la manda via, se si sposa un’altra donna non commette adulterio; e questo perché sia in Marco che in Luca le seguenti parole “quando non sia per cagione di fornicazione” non ci sono, ma c’é scritto solo che chiunque manda via la moglie e ne sposa un’altra commette adulterio.

Ma vi è un’altra cosa da dire in merito a questo argomento, e cioè che commette adulterio anche chi sposa una donna mandata via dal proprio marito (non importa se essa è stata mandata via per cagion di fornicazione o per altro), perché Gesù ha detto:

“E chiunque sposa una donna mandata via dal marito, commette adulterio” (Luca 16:18).

Questo ‘chiunque’, significa sia un celibe che un divorziato.

Stando dunque così le cose, sia l’uomo che la donna non hanno il diritto di risposarsi neppure se uno dei due commette adulterio, e fino a che l’altro è ancora in vita rimangono per la legge legati e se uno dei due si risposa commette adulterio

Le seguenti scritture lo confermano pienamente.

  • – Paolo disse ai santi di Roma: “La donna maritata è per la legge legata al marito mentre egli vive (….) Ond’è che se mentre vive il marito ella passa ad un altro uomo, sarà chiamata adultera” (Romani 7:2,3).

Con queste parole l’apostolo attesta che la donna maritata, per tutto il tempo che vive il suo proprio marito (anche se quest’ultimo vive separato da sua moglie e convive con un’altra donna) è per la legge di Dio legata al proprio marito e non può sposarsi con un altro uomo altrimenti ella commette adulterio, e questo perché l’uomo e la donna quando si sposano vengono uniti da Dio e diventano una sola carne.

  • – Paolo dice ai Corinzi: “Ma ai coniugi ordino non io ma il Signore, che la moglie non si separi dal marito, (e se mai si separa, rimanga senza maritarsi o si riconcili col marito); e che il marito non lasci la moglie” (1 Corinzi 7:10-11).

Come potete vedere, quand’anche la donna si separasse dal suo marito, le è comandato di rimanere senza maritarsi, o di riconciliarsi col marito. Quest’altra Scrittura quindi conferma che nessuno dei due coniugi ha il diritto di risposarsi mentre l’altro è ancora in vita perché altrimenti commetterebbe adulterio.

Riassumendo, se la donna maritata passa ad un’altro uomo, mentre il marito è ancora in vita, ella commette adulterio; stessa cosa dicasi se l’uomo sposato si sposa un’altra donna mentre la moglie è ancora in vita.

Nel caso però il marito di una donna credente muore, allora ella ha il diritto, secondo la legge di Dio, di risposarsi infatti Paolo ha scritto: “La moglie è vincolata per tutto il tempo che vive suo marito; ma, se il marito muore, ella è libera di maritarsi a chi vuole, purché sia nel Signore” (1 Corinzi 7:39) ed ancora: “Ma se il marito muore, ella è libera di fronte a quella legge; in guisa che non è adultera se diviene moglie d’un altro uomo” (Romani 7:3).

La stessa cosa dicasi per l’uomo se la moglie muore.

Quindi, dall’insegnamento di Gesù e da quello di Paolo si apprende in maniera chiara che nel caso uno dei due coniugi è infedele all’altro, l’altra parte ha il diritto di mandarlo via o di andarsene, ma non ha il diritto di risposarsi; mentre nel caso uno dei due coniugi muore, chi rimane in vita ha il diritto di risposarsi chi vuole perché non commette adulterio essendo libero dalla legge che lo lega all’altro.

Per confermare che è solo la morte ad annullare il matrimonio e nient’altro vi ricordo che Paolo ha detto ai Romani che la donna maritata è libera di sposarsi un’altro uomo di fronte alla legge del Signore solo se suo marito muore e che solo in questo caso ella non sarà chiamata adultera, per spiegare che anche noi siamo morti alla legge mediante il corpo di Cristo per appartenere ad un altro, e cioè a Colui che è risuscitato dai morti.

Ora, sarà bene ricordare le seguenti cose: noi eravamo dei peccatori sotto il giogo della legge e questa legge destava in noi molte passioni peccaminose di cui noi eravamo schiavi, ma mediante la croce di Cristo noi siamo morti con Cristo alla legge che ci teneva legati. In altre parole siamo stati liberati dalla legge che ci teneva schiavi morendo con Cristo Gesù.

Quindi se ciò che poteva liberarci dalla legge era solo la nostra morte alla legge mediante il corpo di Cristo, e nient’altro; e se Paolo per spiegare questo concetto ricorda ai santi che anche nel matrimonio è solo la morte del marito che rende libera la moglie di fronte alla legge in guisa che non è adultera se diviene moglie di un altro uomo, riteniamo che ciò confermi pienamente che il “quando non sia per cagion di fornicazione” citato da Matteo non significa affatto che il coniuge tradito (o come dicono alcuni ‘la parte innocente’) è libero di risposarsi perché libero di fronte alla legge che lo lega all’altro.

Per farvi comprendere che è solo mediante la morte di uno dei due che il vincolo matrimoniale è spezzato vi dico pure questo: come ho detto qui sopra la donna maritata è sciolta dalla legge solo se muore il suo marito e non lo è affatto se il marito le è infedele. Solo la sua morte le dà il diritto di risposarsi con un altro uomo e perciò in questo caso essa non può essere chiamata adultera. Ma veniamo a noi: io vi domando: ‘Come avremmo potuto appartenere a Cristo se non fossimo morti con lui al peccato sulla croce? Vi era forse qualche altra maniera per diventare la sposa di Cristo Gesù all’infuori di quella di morire al mondo? Noi eravamo del mondo fratelli, non lo dimenticate questo; si può dire che noi prima eravamo ‘sposati’ con il mondo, e se abbiamo potuto liberarci dal legame che ci teneva stretto ad esso è stato solo in virtù della morte di Cristo perché mediante la sua morte noi siamo morti al mondo e siamo passati a Cristo. Egli ora è lo sposo di tutti i santi, ed i santi sono la sua sposa appunto perché il mondo a cui essi erano un tempo legati è morto (infatti il mondo mediante la croce di Cristo è stato crocifisso per i credenti).

Vi formulo la domanda in un altra maniera: ‘Credete voi che noi avremmo potuto diventare la sposa di Cristo osservando la legge? Credete voi che noi avremmo potuto passare a Cristo mentre il mondo non era ancora morto sulla croce per noi?

Voi vedete che da qualsiasi lato si esamina questo nostro passaggio dal mondo a Cristo, emerge il fatto che è stato solo mediante la morte del mondo (per così dire il ‘nostro precedente marito’) che noi siamo potuti diventare la sposa di Cristo; così questo spiega perché Paolo ha usato quella similitudine per spiegare il nostro passaggio dal mondo a Cristo, dal giogo della legge a quello di Cristo.

Vediamo adesso di dimostrare che un coniuge credente non è libero di risposarsi neppure se il suo coniuge non credente lo lascia non essendo più contento di abitare con lui, in quanto le parole di Paolo: ‘Però, se il non credente si separa, si separi pure; in tali casi, il fratello o la sorella non sono vincolati..” (1 Corinzi 7:15) non hanno affatto il significato che gli danno questi credenti che sostengono che questo è l’altro caso in cui uno dei due coniugi ha il diritto di risposarsi mentre l’altro è ancora in vita.

Ora, vediamo innanzi tutto di citare il contesto in cui sono queste parole di Paolo: “Ma agli altri dico io, non il Signore: Se un fratello ha una moglie non credente ed ella è contenta di abitare con lui, non la lasci; e la donna che ha un marito non credente, s’egli consente ad abitare con lei, non lasci il marito; perché il marito non credente è santificato nella moglie, e la moglie non credente è santificata nel marito credente; altrimenti i vostri figliuoli sarebbero impuri, mentre ora sono santi. Però, se il non credente si separa, si separi pure; in tali casi, il fratello o la sorella non sono vincolati; ma Dio ci ha chiamati a vivere in pace; perché, o moglie, che sai tu se salverai il marito? Ovvero tu, marito, che sai tu se salverai la moglie?” (1 Corinzi 7:12-16).

Ora, secondo costoro le parole “in tali casi il fratello o la sorella non sono vincolati” significano che essi sono liberi di sposarsi a chi vogliono loro; quindi nel caso il coniuge non credente lasci il coniuge credente, il credente può sposarsi certo di non commettere adulterio. Ma le cose non stanno affatto così come essi dicono, perché queste parole hanno un’altro significato, altrimenti Paolo si sarebbe contraddetto ed avrebbe annullato le parole di Cristo. Paolo ha voluto dire invece questo, e cioè che la donna credente che ha un marito non credente, se egli consente ad abitare con lei, ha l’obbligo di non lasciarlo; però, se il marito non credente decide di separarsi e di andarsene da lei perché non è più disposto a rimanere con lei, allora lei, in questo caso, non è vincolata, cioè non è più obbligata a continuare a vivere con lui e a non lasciarlo.

Il medesimo discorso vale per un marito credente che ha una moglie non credente. Il partner credente non è obbligato a combattere per preservare l’unità familiare. La pace a cui Dio ci ha chiamati di cui parla Paolo in quel contesto è l’armonia coniugale. Quindi se il partner non credente insiste nell’andarsene via, allora il credente non è obbligato a vivere in perpetuo conflitto con il coniuge non credente ma è libero di lasciarlo andare via.

Ho voluto in questa maniera avvertirvi, affinché nessuno v’inganni con le sue vane parole.

Giacinto Butindaro

Testi tratti da:

 

4 aprile 2011 - Posted by | A.Mannucci, Adulterio, Comportamenti sconvenienti, Dottrine False, Fornicazione, Francesco Toppi, Santità del corpo, Seconde nozze

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