Egli è altresì scritto…

Blog di Nicola Iannazzo

● Cos’è la “confutazione”, quale è la sua utilità, quali le ragioni e la franchezza dell’esposizione

[*] Contro l’accusa d’esser dei “diffamatori”…

(25 minuti – mp3)

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“Perché sebbene camminiamo nella carne, non combattiamo secondo la carne; infatti le armi della nostra guerra non sono carnali, ma potenti nel cospetto di Dio a distruggere le fortezze; poiché distruggiamo i ragionamenti ed ogni altezza che si eleva contro alla conoscenza di Dio, e facciam prigione ogni pensiero traendolo all’ubbidienza di Cristo;” (2° Corinzi 10:3-5)

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Dal dizionario della lingua italiana Devoto-Oli, diciottesima ristampa, ottobre 1985; per la voce confutazione si legge:

“Critica diretta, mediante prove o argomenti circostanziati e puntuali, a dimostrare l’infondatezza o l’inconsistenza totale o parziale di qualcosa, convincendo del contrario.”

La confutazione delle false dottrine è una parte della sana dottrina di cui oggi i servitori di Dio fanno poco ricorso, forse perché vige “il reciproco rispetto”, come è stato scritto in diversi statuti delle organizzazioni cristiane evangeliche. Ciò vuol dire che i ministri evangelici hanno il bavaglio alla bocca e non sono liberi di parlare come dovrebbero, non sono liberi di distruggere le false dottrine e tutte quelle menzogne che si elevano contro la conoscenza della verità.

Ma ringraziato sia Iddio che sempre si preserva un numero di servitori che non si fanno “imbavagliare la bocca” per un vile guadagno o qualsiasi altro interesse impuro.

La confutazione, per forza di cose, avendo lo scopo di distruggere dei falsi ragionamenti e delle false dottrine non può fare uso di parole melate e lusinghiere, anzi, le parole devono essere come Continua a leggere

14 marzo 2011 Posted by | Confutare, Confutazione, Dottrine False, Errori dottrinali, False dottrine, Falsi Dottori, Falsi insegnamenti, Giudicare, Giudizio, Giuseppe Piredda, Riprensione, Riprensione privata, Riprensione Pubblica | Lascia un commento

● Chi è che fa l’opera dell’accusatore dei fratelli

Chi è che fa l’opera dell’accusatore dei fratelli


(80 minuti – mp3)

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Fratelli nel Signore, siccome nel confutare le false dottrine e smascherare i compromessi e gli scandali, come anche nel riprovare le mondane concupiscenze, presenti in mezzo alle diverse denominazioni evangeliche, io vengo accusato da tanti pastori e non pastori di fare l’opera del diavolo, in quanto essi dicono che il diavolo è l’accusatore dei fratelli, e quindi chi accusa i ministri di Dio o altri credenti è dal diavolo e non da Dio, mi sono trovato costretto a scrivervi per dimostrarvi come anche questa accusa è falsa, in quanto non è dimostrabile affatto che faccio la stessa opera che compie il diavolo, anzi è dimostrabile proprio il contrario e cioè che faccio un’opera che è da Dio, opera che prima di me hanno fatto tanti altri e che assieme a me fanno altri sia in Italia che all’estero.

Ora, ecco cosa è scritto nel libro dell’Apocalisse:

“E vi fu battaglia in cielo: Michele e i suoi angeli combatterono col dragone, e il dragone e i suoi angeli combatterono, ma non vinsero, e il luogo loro non fu più trovato nel cielo. E il gran dragone, il serpente antico, che è chiamato Diavolo e Satana, il seduttore di tutto il mondo, fu gettato giù; fu gettato sulla terra, e con lui furon gettati gli angeli suoi. Ed io udii una gran voce nel cielo che diceva: Ora è venuta la salvezza e la potenza ed il regno dell’Iddio nostro, e la potestà del suo Cristo, perché è stato gettato giù l’accusatore dei nostri fratelli, che li accusava dinanzi all’Iddio nostro, giorno e notte. Ma essi l’hanno vinto a cagion del sangue dell’Agnello e a cagion della parola della loro testimonianza; e non hanno amata la loro vita anzi l’hanno esposta alla morte. Perciò rallegratevi, o cieli, e voi che abitate in essi. Guai a voi, o terra, o mare! Perché il diavolo è disceso a voi con gran furore, sapendo di non aver che breve tempo” (Apocalisse 12:7-12).

Dunque, il diavolo è chiamato l’accusatore dei nostri fratelli, e quindi lui accusa i figli di Dio nel cospetto di Dio.

Che egli compie questo è confermato anche da quello che dice il profeta Zaccaria: “E mi fece vedere il sommo sacerdote Giosuè, che stava in piè davanti all’angelo dell’Eterno, e Satana che gli stava alla destra per accusarlo. E l’Eterno disse a Satana: ‘Ti sgridi l’Eterno, o Satana! ti sgridi l’Eterno che ha scelto Gerusalemme! Non è questi un tizzone strappato dal fuoco?’ Or Giosuè era vestito di vestiti sudici, e stava in piè davanti all’angelo. E l’angelo prese a dire a quelli che gli stavano davanti: ‘Levategli di dosso i vestiti sudici!’ Poi disse a Giosuè: ‘Guarda, io ti ho tolto di dosso la tua iniquità, e t’ho vestito di abiti magnifici’ (Zaccaria 3:1-4)

Ma come sono le sue accuse? Vere o false? Le sue accuse sono false, e non potrebbe essere altrimenti in quanto Gesù disse che il diavolo “non si è attenuto alla verità, perché non c’è verità in lui. Quando parla il falso, parla del suo, perché è bugiardo e padre della menzogna” (Giovanni 8:44).

E difatti quando Satana si presentò dinnanzi a Dio, e Dio elogiò il suo servo Giobbe per la sua integrità, il diavolo mosse delle accuse false contro Giobbe.

Ecco cosa dice la Parola di Dio:

“C’era nel paese di Uz un uomo che si chiamava Giobbe. Quest’uomo era integro e retto; temeva Iddio e fuggiva il male. Gli erano nati sette figliuoli e tre figliuole; possedeva settemila pecore, tremila cammelli, cinquecento paia di bovi, cinquecento asine e una servitù molto numerosa. E quest’uomo era il più grande di tutti gli Orientali. I suoi figliuoli solevano andare gli uni dagli altri e darsi un convito, ciascuno nel suo giorno: e mandavano a chiamare le loro tre sorelle perché venissero a mangiare e a bere con loro. E quando la serie dei giorni di convito era finita, Giobbe li faceva venire per purificarli; si levava di buon mattino, e offriva un olocausto per ciascun d’essi, perché diceva: ‘Può darsi che i miei figliuoli abbian peccato ed abbiano rinnegato Iddio in cuor loro’. E Giobbe faceva sempre così. Or accadde un giorno, che i figliuoli di Dio vennero a presentarsi davanti all’Eterno, e Satana venne anch’egli in mezzo a loro. E l’Eterno disse a Satana: ‘Donde vieni?’ E Satana rispose all’Eterno: ‘Dal percorrere la terra e dal passeggiare per essa’. E l’Eterno disse a Satana: ‘Hai tu notato il mio servo Giobbe? Non ce n’è un altro sulla terra che come lui sia integro, retto, tema Iddio e fugga il male’. E Satana rispose all’Eterno: ‘È egli forse per nulla che Giobbe teme Iddio? Non l’hai tu circondato d’un riparo, lui, la sua casa, e tutto quel che possiede? Tu hai benedetto l’opera delle sue mani, e il suo bestiame ricopre tutto il paese. Ma stendi un po’ la tua mano, tocca quanto egli possiede, e vedrai se non ti rinnega in faccia’. E l’Eterno disse a Satana: ‘Ebbene! tutto quello che possiede è in tuo potere; soltanto, non stender la mano sulla sua persona’. – E Satana si ritirò dalla presenza dell’Eterno” (Giobbe 1:1-12).

Come potete vedere dunque, nel momento in cui Satana sentì parlare bene del giusto Giobbe, egli mosse una chiara accusa contro Giobbe, che era questa: Giobbe temeva Dio per motivi interessati e non sinceramente, in altre parole, egli temeva Dio perchè Dio lo proteggeva e lo aveva benedetto. Ma ciò non era vero, perchè era vero il contrario, e cioè che Dio proteggeva e benediceva Giobbe perchè egli temeva Dio.

E che questa accusa era falsa fu palese nello spazio di non molto tempo, in quanto dopo che Dio privò Giobbe dei suoi figli, e dei suoi enormi beni materiali, è scritto: “Allora Giobbe si alzò e si stracciò il mantello e si rase il capo e si prostrò a terra e adorò e disse: ‘Nudo sono uscito dal seno di mia madre, e nudo tornerò in seno della terra; l’Eterno ha dato, l’Eterno ha tolto; sia benedetto il nome dell’Eterno’. In tutto questo Giobbe non peccò e non attribuì a Dio nulla di mal fatto” (Giobbe 1:20-22).

Ma il diavolo non si rassegnò, e continuò ad accusare falsamente Giobbe nel cospetto di Dio, in quanto lo accusò che si manteneva saldo nella sua integrità perchè aveva salute, ma anche questa accusa si dimostrò falsa perchè Giobbe non rinnegò Dio neppure dopo che Satana lo colpì con una ulcera maligna con il permesso di Dio, secondo che è scritto: “Or accadde un giorno, che i figliuoli di Dio vennero a presentarsi davanti all’Eterno, e Satana venne anch’egli in mezzo a loro a presentarsi davanti all’Eterno. E l’Eterno disse a Satana: ‘Donde vieni?’ E Satana rispose all’Eterno: ‘Dal percorrere la terra e dal passeggiare per essa’. E l’Eterno disse a Satana: ‘Hai tu notato il mio servo Giobbe? Non ce n’è un altro sulla terra che come lui sia integro, retto, tema Iddio e fugga il male. Egli si mantiene saldo nella sua integrità benché tu m’abbia incitato contro di lui per rovinarlo senza alcun motivo’. E Satana rispose all’Eterno: ‘Pelle per pelle! L’uomo dà tutto quel che possiede per la sua vita; ma stendi un po’ la tua mano, toccagli le ossa e la carne, e vedrai se non ti rinnega in faccia’. E l’Eterno disse a Satana: ‘Ebbene esso è in tuo potere; soltanto rispetta la sua vita’. E Satana si ritirò dalla presenza dell’Eterno e colpì Giobbe d’un’ulcera maligna dalla pianta de’ piedi al sommo del capo; e Giobbe prese un còccio per grattarsi, e stava seduto nella cenere. E sua moglie gli disse: ‘Ancora stai saldo nella tua integrità? Ma lascia stare Iddio, e muori!’ E Giobbe a lei: ‘Tu parli da donna insensata! Abbiamo accettato il bene dalla mano di Dio, e rifiuteremmo d’accettare il male?’ – In tutto questo Giobbe non peccò con le sue labbra” (Giobbe 2:1-10).

Dunque, alla luce di quanto insegna la Scrittura su questa particolare opera del diavolo, possiamo dire che coloro che fanno l’opera accusatoria del diavolo contro i santi o i ministri di Dio, sono coloro che li calunniano. E difatti il termine diavolo significa ‘calunniatore’. Cosa significa calunniare? Significa ‘accusare falsamente’.

Io dunque non faccio l’opera del diavolo, perchè le mie accuse non sono false ma veraci, in quanto dichiaro al popolo di Dio le sue trasgressioni, come disse di fare Dio al profeta Isaia nei confronti del popolo d’Israele:

“Grida a piena gola, non ti rattenere, alza la tua voce a guisa di tromba, e dichiara al mio popolo le sue trasgressioni, e alla casa di Giacobbe i suoi peccati!” (Isaia 58:1).

Nel dichiarare le sue trasgressioni naturalmente muovo delle accuse, ma non delle accuse ingiuste, come fa il diavolo nei confronti del popolo di Dio, ma delle accuse giuste.

Ma ditemi: ‘Ma non faceva lo stesso anche Paolo l’apostolo? Quando Paolo diceva ai fratelli della Chiesa di Corinto: “Siete gonfi, e non avete invece fatto cordoglio perché colui che ha commesso quell’azione fosse tolto di mezzo a voi!” (1 Corinzi 5:2), non muoveva forse una accusa contro quei credenti? E che dire quando gli diceva: “V’ho nutriti di latte, non di cibo solido, perché non eravate ancora da tanto; anzi, non lo siete neppure adesso, perché siete ancora carnali. Infatti, poiché v’è tra voi gelosia e contesa, non siete voi carnali, e non camminate voi secondo l’uomo? Quando uno dice: Io son di Paolo; e un altro: Io son d’Apollo; non siete voi uomini carnali?” (1 Corinzi 3:2-4)? Non mosse egli contro di loro un’altra precisa accusa? E quando riprese i fratelli della Galazia dicendo loro: “O Galati insensati, chi v’ha ammaliati, voi, dinanzi agli occhi de’ quali Gesù Cristo crocifisso è stato ritratto al vivo?” (Galati 3:1), non li accusò forse di essersi lasciati fuorviare da alcuni che insegnavano delle menzogne intorno alla salvezza? E quando Paolo ad Antiochia riprese davanti a tutti l’apostolo Pietro dicendogli: “Se tu, che sei Giudeo, vivi alla Gentile e non alla giudaica, come mai costringi i Gentili a giudaizzare?” (Galati 2:14), non gli mosse forse un’accusa pesante, e cioè l’accusa di insegnare che si viene giustificati per le opere della legge?

E che dire delle seguenti dure parole che l’apostolo Pietro rivolse a Simone, che aveva anch’egli creduto (cfr. Atti 8:13), quando questi offrì agli apostoli del denaro per comprare la potestà di imporre le mani sui credenti affinchè essi ricevessero lo Spirito Santo, “Vada il tuo danaro teco in perdizione, poiché hai stimato che il dono di Dio si acquisti con danaro. Tu, in questo, non hai parte né sorte alcuna; perché il tuo cuore non è retto dinanzi a Dio. Ravvediti dunque di questa tua malvagità; e prega il Signore affinché, se è possibile, ti sia perdonato il pensiero del tuo cuore. Poiché io ti veggo in fiele amaro e in legami di iniquità” (Atti 8:20-23)? Non contengono anch’esse delle precise accuse?

E che dire delle seguenti parole che Giacomo, il fratello del Signore, rivolse ai fratelli, secondo che disse loro: “Donde vengon le guerre e le contese fra voi? Non è egli da questo: cioè dalle vostre voluttà che guerreggiano nelle vostre membra? Voi bramate e non avete; voi uccidete ed invidiate e non potete ottenere; voi contendete e guerreggiate; non avete, perché non domandate; domandate e non ricevete, perché domandate male per spendere ne’ vostri piaceri. O gente adultera, non sapete voi che l’amicizia del mondo è inimicizia contro Dio? Chi dunque vuol essere amico del mondo si rende nemico di Dio” (Giacomo 4:1-4)? Non costituiscono esse delle accuse contro di loro?

Erano accuse false quelle che mossero Pietro, Paolo e Giacomo a quei credenti? Non mi pare proprio, ma erano delle accuse giuste in quanto essi riprovarono dei loro comportamenti sbagliati. E perchè Pietro, Paolo e Giacomo mossero quelle accuse contro quei fratelli? Per distruggerli forse? Così non sia, ma per edificarli, in quanto si proponevano di indurli al ravvedimento e quindi di correggerli.

Quindi, se l’accusa contro i santi è un’accusa verace, in quanto è provata da fatti e parole non inventati ma corrispondenti alla realtà, ed ha come scopo quello di far rientrare in loro stessi i santi per fargli riconoscere la verità e farli tornare a camminare in maniera degna del Signore, e quindi ha lo scopo di correggerli, essa non è per niente da equiparare ad una accusa del diavolo, perché le accuse del diavolo sono false ed hanno come scopo quello di distruggere la Chiesa e non di edificarla, hanno lo scopo di denigrare la Chiesa e non di indurla a riconoscere i suoi errori dottrinali o i suoi peccati e traviamenti e tornare a camminare nei sentieri antichi.

Anche le accuse lanciate contro quei pastori che insegnano delle false dottrine, se sono giuste perchè le dottrine in questione sono da loro realmente insegnate e alla luce della Parola sono false, non possono essere equiparate alle accuse lanciate dal diavolo contro i ministri di Dio, in quanto non hanno lo scopo di distruggere i santi, ma di metterli in guardia da essi perché costoro producono del danno alla Chiesa con i loro falsi insegnamenti, sempre nella speranza che Dio conceda a questi pastori di rientrare in loro stessi e riconoscere la verità.
E poi la Scrittura non dice che noi non dobbiamo ricevere nessuna accusa mossa contro gli anziani, anzi ci ordina di ricevere le accuse contro di essi quando sono confermate da due o tre testimoni (cfr. 1 Timoteo 5:19). Ora, se l’accusa contro qualcuno di insegnare delle false dottrine è confermata dai fatti, come si fa a non ricevere questa accusa?

Dunque, fratelli, state attenti, perché quei pastori e i loro sostenitori che sostengono che io faccio l’opera dell’accusatore dei fratelli, mentono contro la verità. Essi usano questo sofisma per tenervi lontani dalla Parola di Dio e dalla santità di Dio, e quindi per farvi continuare a seguire ciecamente i loro falsi insegnamenti e le mondane concupiscenze a cui essi stessi sono dati.
E badate che le loro parole oltre ad essere un sofisma, sono anche una falsa accusa e quindi una calunnia, perchè è smentita dalla realtà e dalla verità. Per cui se c’è qualcuno che fa l’opera del diavolo di accusare ingiustamente i fratelli sono proprio loro, che si riempiono la bocca del continuo di frasi come ‘Non giudicate’, ‘Ci dobbiamo amare’, e così via, ma nei fatti calunniano e odiano il loro prossimo che li corregge; sì lo odiano, perchè la Scrittura afferma:
La lingua bugiarda odia quelli che ha ferito” (Proverbi 26:28). Il Signore renderà loro secondo le loro opere.
Non vi fate dunque ingannare dai loro abili sofismi e dal loro dolce parlare. Ricordatevi di quello che dice la Sapienza: “Chi odia, parla con dissimulazione; ma, dentro, cova la frode. Quando parla con voce graziosa, non te ne fidare, perché ha sette abominazioni in cuore. L’odio suo si nasconde sotto la finzione, ma la sua malvagità si rivelerà nell’assemblea” (Proverbi 26:24-26).

Io semmai sono un aiutatore della vostra allegrezza, perchè mi prefiggo il vostro perfezionamento.

La grazia del nostro Signore Gesù sia con tutti voi

Giacinto Butindaro

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24 dicembre 2010 Posted by | Esortazioni, Giudicare, Giudizio, Riprensione, Riprensione privata, Riprensione Pubblica | Lascia un commento

● Elenco di errori dottrinali o cose da biasimare nelle Assemblee di Dio in italia (ADI)


[*] Contro l’accusa d’esser dei “diffamatori”…

(25 minuti – mp3)

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“Il beffardo non ama che altri lo riprenda; egli non va dai savi.” – “Non riprendere il beffardo, per tema che t’odi; riprendi il savio, e t’amerà. Istruisci il savio e diventerà più savio che mai; ammaestra il giusto e accrescerà il suo sapere.” (Proverbi 15:12 – 9:8,9)

“Mi percuota pure il giusto; sarà un favore; mi riprenda pure; sarà come olio sul capo; il mio capo non lo rifiuterà” (Salmo 141:5)

Per anni, nelle Assemblee di Dio in Italia, molti errori dottrinali hanno potuto diffondersi senza che nessuno potesse far levare la sua voce con forza per reclamare o protestare, e così nel silenzio, una parte del popolo di Dio doveva con rammarico rassegnarsi nel vedere “sommi pastori” permettersi di insegnare addirittura cose di cui non c’era traccia nella Bibbia, senza che fosse possibile confutarne il contrario, pena la “scomunica” e in alcuni casi (vedi ad esempio Roberto Bracco) addirittura l’espulsione dall’organizzazione nel caso che qualcuno si permetteva di obiettare o dissentire a ciò che non era conforme alla Parola di Dio! Non parliamo poi dei casi di quei fratelli che dovevano subire per giunta l’umiliazione da costoro d’esser perfino poi ripresi dal pulpito con predicazioni ad “hoc”, studiate apposta per loro, nella metodologia ormai classica del linguaggio e del modo di fare di questi cosiddetti “ministri” di Dio, fatto di allusioni e doppi sensi, mai chiaro e nitido. Naturalmente senza il diritto di replica.

A molti fratelli dunque, non rimaneva che uscire dalle ADI, difatti molte comunità evangeliche dette comunemente chiese libere, sono sorte negli anni proprio (anche se non sempre) per questi motivi.

Roberto Bracco ad esempio, che è un pastore molto stimato e di cui le radio evangeliche spesso trasmettono i suoi sermoni, poiché evidenziò in un libro di come l’organizzazione stava prendendo il sopravvento ai dettami della Parola di Dio, fu espulso dalle Assemblee di Dio. Naturalmente la maggioranza dei fedeli delle ADI non conobbero mai i veri motivi.

Ma adesso le cose sono cambiate, grazie a Dio!

Ora finalmente, con un semplice Continua a leggere

20 ottobre 2010 Posted by | ADI (Assemblee di Dio in Italia), ADI-Media, Apostasia, Assemblee di Dio, Cattivi operai, Charles Haddon Spurgeon, Comitati di Zona ADI, Comportamenti disordinati, Comportamenti sconvenienti, Conduttori ADI, Consiglieri ADI, Consiglio Generale Chiese ADI, Convegno Pastorale ADI, Davide di Iorio, Domande ai fratelli delle ADI, Dottrine False, Eliseo Fragnito, Eresie, Errori dottrinali, Errori Dottrinali nelle ADI, Esortazioni, Falsi insegnamenti, Felice Antonio Loria, Francesco Toppi, Paolo Lombardo, Passi Biblici Distorti, Pastori ADI, Pastori ecumenici, Peccati Pubblici, Pentecostali, Periodico ADI "Cristiani Oggi", Presidente ADI, Riprensione privata, Riprensione Pubblica, Roberto Bracco, Scandali ADI, Statuto ADI | , | 1 commento

● Devo riprenderli prima in privato?

C’è un servitore del Signore, il fratello Giacinto Butindaro, da cui attingo la maggioranza degli articoli di questo blog dai suoi siti (per quanto alcuni mi biasimano per questo, cosa che mi lascia indifferente…), che da diversi anni ormai, denuncia e riprova pubblicamente, attraverso il web, svariate false dottrine o comportamenti sconvenienti per la chiesa di Dio, che sono appunto rese pubbliche da chi le diffonde attraverso diversi mezzi di informazione, tra cui Internet.

Queste false dottrine o comportamenti sconvenienti sono perciò già disponibili a tutti, vuoi perché attraverso letteratura messa in vendita o comunque visionabile da chiunque, oppure perché diffuse liberamente attraverso il web sotto forma di pagine internet, video (ad esempio youtube) o audio.

Ebbene, v’è chi biasima la modalità con cui opera questo servitore di Dio, rimproverandogli il fatto che il suo sarebbe un comportamento errato, in quanto secondo costoro, lui dovrebbe riprendere privatamente le persone in questione, e non pubblicamente.

Voglio subito premettere che io ringrazio Iddio per il fratello Giacinto, poiché prima che ci fosse lui, ognuno poteva permettersi di dire o insegnare PUBBLICAMENTE  tutto quello che voleva, tutti gli errori dottrinali che voleva (come ad esempio, che Gesù  fosse gia ritornato nel 1914 o altro…), senza che nessuno levasse la sua voce per riprovarli e denunciarli confutandone l’erroneità Scritturale.

Ma adesso non è più così! Perché finalmente c’è un fratello che dice a chi sbaglia, PUBBLICAMENTE: “Dimostralo… con la Parola di Dio!”

Riguardo poi a ciò che mostra pubblicamente, ribadisco che son che SONO COSE GIA’ PUBBLICHE !

Il fratello Giacinto semplicemente NE EVIDENZIA gli errori dottrinali.

Ecco di seguito la sua risposta (in audio e in scritto) a coloro che lo accusano di riprendere pubblicamente e non privatamente, coloro che insegnano false dottrine o che si comportano in maniera sconveniente o disordinata:

Nicola Iannazzo

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Li devo riprendere prima in privato? (con riprensione a quelli di ADI-Media che hanno manipolato i libri di Charles Spurgeon)

(74 minuti – mp3)

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Devo riprenderli prima in privato?

“…Taluni mi accusano di non procedere biblicamente nei confronti di quei pastori e credenti che insegnano false dottrine od operano degli scandali pubblicamente. E per avvalorare biblicamente questa accusa, si appoggiano su alcuni passi della Bibbia, che sono questi:

“Se poi il tuo fratello ha peccato contro di te, va’ e riprendilo fra te e lui solo. Se t’ascolta, avrai guadagnato il tuo fratello; ma, se non t’ascolta, prendi teco ancora una o due persone, affinché ogni parola sia confermata per bocca di due o tre testimoni. E se rifiuta d’ascoltarli, dillo alla chiesa; e se rifiuta di ascoltare anche la chiesa, siati come il pagano e il pubblicano” (Matteo 18:15-17).

Ora, fermo restando la veracità delle parole dette da Gesù, io vorrei domandare a costoro che mi accusano: ‘Ma che c’entrano queste parole con quello che sto facendo io?’

Infatti queste parole non si riferiscono al mio caso perché i fratelli le cui false dottrine confuto pubblicamente o i cui comportamenti sconvenienti pubblici io riprovo e confuto, NON HANNO PECCATO CONTRO DI ME.

In altre parole, non mi hanno fatto un torto o del male a livello personale, non mi hanno rubato del denaro, non mi hanno mentito, non mi hanno dato un pugno in faccia, non mi hanno dato un calcio, non mi hanno sputato in faccia, e così via, e quindi io non ho nulla contro di loro da doverli andare a riprendere tra me e loro solamente. Se invece un fratello pecca contro di me, allora lo riprendo fra me e lui solo, come ho già fatto, e nel caso non mi ascolta procedo con i passi successivi ordinati da Cristo.

Ma qui le cose sono totalmente diverse, perché siamo di fronte a credenti che diffondono false dottrine o mettono in mostra pubblicamente dei comportamenti che sono d’intoppo al Vangelo e agli increduli, come anche ad altri credenti, e quindi sono obbligato a riprenderli pubblicamente (ossia davanti a tutti o comunque in maniera che più persone possibili ascoltino la riprensione).

Ora, affinché comprendiate che la maniera in cui mi comporto non è assolutamente antibiblica, ma perfettamente in armonia con la Bibbia, prenderò l’esempio di Paolo, e voglio che teniate ben presente questo sin dall’inizio, che quando Paolo in una sua lettera ad una Chiesa riprovava uno scandalo o un falso insegnamento e riprendeva chi faceva lo scandalo o insegnava il falso insegnamento, quella riprovazione e riprensione erano PUBBLICHE, perché ogni lettera di Paolo ad una Chiesa DOVEVA ESSERE LETTA A TUTTA LA CHIESA A CUI ERA INDIRIZZATA, secondo che egli disse ai Tessalonicesi: “Io vi scongiuro per il Signore a far sì che questa epistola sia letta a tutti i fratelli” (1 Tessalonicesi 5:27).

Ora, Paolo mentre si trovava lontano da Corinto venne a sapere che nella Chiesa di Corinto c’era uno che si teneva la moglie di suo padre, secondo che è scritto: “Si ode addirittura affermare che v’è tra voi fornicazione; e tale fornicazione, che non si trova neppure fra i Gentili; al punto che uno di voi si tiene la moglie di suo padre” (1 Corinzi 5:1).

Ora, che fece Paolo dinnanzi a questo comportamento scandaloso di quel membro della Chiesa di Corinto di cui tutti erano a conoscenza? Andò prima a trovarlo privatamente per riprenderlo, o gli scrisse prima una lettera privata di riprensione? Non mi risulta, perché Paolo riprese subito la Chiesa per non avere tolto di mezzo quel tale, dicendogli: “E siete gonfi, e non avete invece fatto cordoglio perché colui che ha commesso quell’azione fosse tolto di mezzo a voi! …. Il vostro vantarvi non è buono. Non sapete voi che un po’ di lievito fa lievitare tutta la pasta? Purificatevi dal vecchio lievito, affinché siate una nuova pasta, come già siete senza lievito.” (1 Corinzi 5:2,6-7), e giudicò subito quel tale dandolo in mano di Satana, secondo che è scritto: “Quanto a me, assente di persona ma presente in ispirito, ho già giudicato, come se fossi presente, colui che ha perpetrato un tale atto. Nel nome del Signor Gesù, essendo insieme adunati voi e lo spirito mio, con la potestà del Signor nostro Gesù, ho deciso che quel tale sia dato in man di Satana, a perdizione della carne, onde lo spirito sia salvo nel giorno del Signor Gesù” (1 Corinzi 5:3-5).

Ci fu qualcosa di privato con qualcuno? No, fu tutto pubblico e subito.

Paolo venne a sapere anche che c’erano credenti di quella Chiesa che portavano altri credenti dinnanzi ai tribunali degli infedeli per esservi giudicati. Il loro dunque era un comportamento pubblico scandaloso che era di cattiva testimonianza al Vangelo, come quello di quel credente che si teneva la moglie di suo padre.

Anche in questo caso che fece Paolo? Scrisse prima loro privatamente per ammonirli? Non mi risulta, ma li riprese subito pubblicamente, secondo che è scritto:

“Ardisce alcun di voi, quando ha una lite con un altro, chiamarlo in giudizio dinanzi agli ingiusti anziché dinanzi ai santi? Non sapete voi che i santi giudicheranno il mondo? E se il mondo è giudicato da voi, siete voi indegni di giudicar delle cose minime? Non sapete voi che giudicheremo gli angeli? Quanto più possiamo giudicare delle cose di questa vita! Quando dunque avete da giudicar di cose di questa vita, costituitene giudici quelli che sono i meno stimati nella chiesa. Io dico questo per farvi vergogna. Così non v’è egli tra voi neppure un savio che sia capace di pronunziare un giudizio fra un fratello e l’altro? Ma il fratello processa il fratello, e lo fa dinanzi agl’infedeli. Certo è già in ogni modo un vostro difetto l’aver fra voi dei processi. Perché non patite piuttosto qualche torto? Perché non patite piuttosto qualche danno? Invece, siete voi che fate torto e danno; e ciò a dei fratelli. Non sapete voi che gli ingiusti non erederanno il regno di Dio?” (1 Corinzi 6:1-9).

Sempre Paolo un giorno venne a sapere che nella Chiesa di Tessalonica c’erano alcuni che non volevano lavorare e si affaticavano in cose vane, e quindi erano di cattiva testimonianza. Che fece Paolo? Li andò prima a trovare privatamente o li riprese prima privatamente? Non mi risulta, perché anche qui li ammonì subito pubblicamente, secondo che disse:

“Perché sentiamo che alcuni si conducono fra voi disordinatamente, non lavorando affatto, ma affaccendandosi in cose vane. A quei tali noi ordiniamo e li esortiamo nel Signor Gesù Cristo che mangino il loro proprio pane, quietamente lavorando” (2 Tessalonicesi 3:11-12).

Dico pubblicamente perché come abbiamo visto prima, quella lettera fu letta a tutti i fratelli, secondo che disse Paolo: “Io vi scongiuro per il Signore a far sì che questa epistola sia letta a tutti i fratelli” (1 Tessalonicesi 5:27).

Ma proseguiamo, e vediamo cosa scrisse Paolo ai Galati quando seppe che nel loro mezzo c’erano alcuni che li turbavano e volevano sovvertire l’Evangelo di Cristo, imponendo loro l’osservanza di giorni, mesi, e stagioni ed anni, e la circoncisione nella carne.

Egli disse: “Tutti coloro che vogliono far bella figura nella carne, vi costringono a farvi circoncidere, e ciò al solo fine di non esser perseguitati per la croce di Cristo. Poiché neppur quelli stessi che son circoncisi, osservano la legge; ma vogliono che siate circoncisi per potersi gloriare della vostra carne” (Galati 6:12-13), ed ancora: “Si facessero pur anche evirare quelli che vi mettono sottosopra!” (Galati 5:12).

Ora, domando anche qui: ‘Paolo forse andò prima a trovare quelle persone per riprenderle prima privatamente tra lui e esse solamente? Scrisse loro prima una lettera di riprensione privata?’ Non mi risulta, perché anche qui la riprovazione e la riprensione furono subito pubbliche.

E terminiamo con la riprensione che Paolo fece a Pietro ad Antiochia, secondo che è scritto:

“Ma quando Cefa fu venuto ad Antiochia, io gli resistei in faccia perch’egli era da condannare. Difatti, prima che fossero venuti certuni provenienti da Giacomo, egli mangiava coi Gentili; ma quando costoro furono arrivati, egli prese a ritrarsi e a separarsi per timor di quelli della circoncisione. E gli altri Giudei si misero a simulare anch’essi con lui; talché perfino Barnaba fu trascinato dalla loro simulazione. Ma quando vidi che non procedevano con dirittura rispetto alla verità del Vangelo, io dissi a Cefa in presenza di tutti: Se tu, che sei Giudeo, vivi alla Gentile e non alla giudaica, come mai costringi i Gentili a giudaizzare? Noi che siam Giudei di nascita e non peccatori di fra i Gentili, avendo pur nondimeno riconosciuto che l’uomo non è giustificato per le opere della legge ma lo è soltanto per mezzo della fede in Cristo Gesù, abbiamo anche noi creduto in Cristo Gesù affin d’esser giustificati per la fede in Cristo e non per le opere della legge; poiché per le opere della legge nessuna carne sarà giustificata. Ma se nel cercare d’esser giustificati in Cristo, siamo anche noi trovati peccatori, Cristo è egli un ministro di peccato? Così non sia. Perché se io riedifico le cose che ho distrutte, mi dimostro trasgressore. Poiché per mezzo della legge io son morto alla legge per vivere a Dio. Sono stato crocifisso con Cristo, e non son più io che vivo, ma è Cristo che vive in me; e la vita che vivo ora nella carne, la vivo nella fede nel Figliuol di Dio il quale m’ha amato, e ha dato se stesso per me. Io non annullo la grazia di Dio; perché se la giustizia si ottiene per mezzo della legge, Cristo è dunque morto inutilmente” (Galati 2:11-21).

Ecco dunque l’apostolo Pietro, che ad un certo punto si mette a costringere i Gentili a giudaizzare, e quindi ad insegnare che si viene giustificati per le opere della legge, e riesce a trascinare dietro a sé diversi credenti. Paolo lo vede, che fa? Lo prende prima in privato e lo riprende? Va da lui e gli dice: ‘Senti Pietro, tu sei fuori dottrina, te lo dico in privato prima perché così ha insegnato Gesù, ma se persisti mi prenderò dei testimoni, e poi se non mi ascolterai neppure allora, ti ammonirò davanti a tutti pubblicamente’? No, affatto, perché Paolo lo riprese subito davanti a tutti. La Bibbia dice infatti: io dissi a Cefa IN PRESENZA DI TUTTI.

Credo che un esempio più chiaro di questo non ci sia, che mostri come i miei accusatori dicono delle menzogne.

Ma credo che costoro avrebbero pure accusato Paolo come accusano me, se fossero stati presenti ad Antiochia a quello che avvenne. Gli avrebbero detto infatti: ‘Come ti sei permesso di riprendere il caro fratello Pietro davanti a tutti, senza ammonirlo prima privatamente?’

E’ evidente dunque che alla luce della Scrittura, del modo di agire dell’apostolo Paolo, io non sto andando contro quello che è scritto, perchè anche l’apostolo Paolo riprese subito dei fratelli pubblicamente per dei loro peccati (senza passare dunque prima per via di una riprensione fraterna privata), e questo perchè quei peccati non erano dei peccati che quei credenti avevano commesso contro di lui.

Semmai sono ancora una volta i miei accusatori ad andare contro quello che è scritto, e perché questo? Perché la mia riprovazione e riprensione pubblica sta dando loro molto fastidio, perché mette in evidenza dei loro palesi errori dottrinali e dei loro comportamenti carnali, da cui non vogliono ravvedersi a motivo del loro orgoglio.

Già, da cui non vogliono ravvedersi, perché costoro in fin dei conti sono dei beffardi che la riprensione se la gettano alle spalle. Gliela puoi fare privatamente su una montagna, gliela puoi fare davanti a milioni di persone, la loro reazione è sempre la stessa, perché sono dei beffardi, degli insensati. Ma siccome sono furbi come le volpi, allora che hanno tirato fuori? La riprensione fraterna privata anche nel caso di insegnamenti e scandali pubblici, perché così possono gettare del fumo negli occhi dei semplici, e apparire come una sorta di vittime. E quindi questo è un abile sofisma escogitato per mettere in cattiva luce coloro che con la grazia di Dio smascherano le loro menzogne e i loro scandali.

Peraltro questa regola della riprensione fatta prima privatamente e poi pubblicamente, pare che per loro non valga infatti proprio loro scrivono riprendendo e confutando pubblicamente dei predicatori, senza averli minimamente ammoniti in privato.

A proposito, non lo fanno neppure con me, perché loro scrivono contro di me, senza avermi ripreso prima privatamente tra loro e me.

Sono i soliti ipocriti, che accusano gli altri di non fare qualcosa che poi se vai a vedere da vicino non fanno neppure loro. E poi la caratteristica di questi ipocriti è che con molta disinvoltura ti attaccano a livello personale, facendo insinuazioni di ogni genere, e non solo insinuazioni, perché spesso si tratta di offese personali. Ah, come vorrei tanto che coloro che leggono gli scritti di costoro conoscessero PERSONALMENTE questi individui, e allora potrebbero scoprire chi sono veramente. Ma Dio è giusto, e dice la Sua Parola che fa giustizia ad ognuno; quindi chi fa torto riceverà la retribuzione del torto che ha fatto.

Poi voglio ribadire anche in questa occasione un concetto molto semplice: la falsa dottrina o lo scandalo diffuso tramite Internet o la radio o la televisione o a mezzo stampa sono come dei virus che si diffondono molto velocemente, e che fanno delle vittime poche o tante che siano. Quello che voglio dire è che fanno comunque un danno al Vangelo e alla Chiesa.

E’ quindi doveroso che la riprovazione e la riprensione siano subito pubbliche, affinché tutti coloro che hanno ascoltato, visto, guardato, letto la cosa storta, possano avere subito la possibilità di sapere che quella cosa è sbagliata e non si deve fare o insegnare. In altre parole, il veleno diffuso pubblicamente, deve avere subito un antidoto pubblico. E poi, la immediata riprensione pubblica serve a suscitare timore in coloro che sono tentati a dire o fare le stesse cose, secondo che è scritto: “Quelli che peccano, riprendili in presenza di tutti, onde anche gli altri abbian timore” (1 Timoteo 5:20).

E poi se quello che i miei accusatori dicono fosse vero, io che dovrei fare prima di confutare pubblicamente una falsa dottrina insegnata da un predicatore?

Dovrei prima rintracciarlo e parlargli privatamente? E se non potessi proprio rintracciarlo perché vive in un posto nascosto o si nasconde lui volutamente? E mettiamo il caso che questo predicatore sia molto malato, tanto che non è neppure in grado più di ricordare, o mettiamo il caso che sia morto, e quindi non è contattabile? Che dovrei fare? Soprassedere, e fare finta di niente, e quindi non confutarlo, e così i suoi errori dottrinali continuerebbero a diffondersi facendo dei danni, e io dovrei stare a guardare i danni fatti dai suoi errori dottrinali senza poter confutarli pubblicamente? Così non sia!

Dunque, come potete vedere, quello che affermano i miei accusatori si dimostra falso; e non potrebbe essere altrimenti perché va contro la Parola di Dio.

Io ho fiducia nel Signore che queste poche righe serviranno a tanti fratelli a capire ancora una volta quanto astuti sono coloro che odiano la riprensione e detestano coloro che agiscono con integrità, che bisogna riconoscere oggi sono molto numerosi nelle Chiese.
Fratelli, nessuno di questi cianciatori vi seduca con vani ragionamenti

La grazia del nostro Signore Gesù Cristo sia con voi

Giacinto Butindaro …”

Tratto dal sito: http://lanuovavia.org/giacintobutindaro/2010/08/02/devo-riprenderli-prima-in-privato/

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2 agosto 2010 Posted by | Dottrine False, Giacinto Butindaro, Riprensione, Riprensione privata, Riprensione Pubblica | 2 commenti